Animale Urbano

L’animale è ribelle, incontrollato, violento. Esso è felice perché non conosce la felicità. La felicità è sovversiva, come la libertà.

Il workshop ha esplorato il sovversivo e l’animale. La sua resistenza, la sua unità, la sua incoscienza. Il suo modo d’essere, il suo sudare. L’animale come rivoluzione; fratello violento, madre violenta, stupratore e vittima, esso è umano e non umano, troppo umano; supera l’umano perché supera i confini sociali.
L’uomo e l’umanità sono capaci di nefandezze, di atrocità, di abomini.
Nell’animale non esiste trasgressione, nell’animale esiste abbandono.
L’uomo come animale urbano è innestato nella società, tenta di comprenderne le leggi sociali, i suoi contratti, i suoi spazi di cemento.

La sua trasformazione è costante, la sua mente cambia a seconda del suo habitat: dal centro alla periferia cambiano linguaggi e atteggiamenti, bisogni e necessità, desideri e utopie. La sua condizione sociale è una condizione animale.
Quello che porteremo in scena è un percorso di felicità, di ribellione, di conquista.
Il percorso è partito dal nostro essere animale urbano, civile, sociale. Prende spunto da alcuni autori e filosofi come Paul Beatriz Preciado, Grotowsky e Lowen per attraversare alcuni aspetti della psicologia radicata nel nostro corpo e che crea le nostre resistenze civili, le nostre gabbie sociali.

IL PROGETTO
11:59 è una drammaturgia di Leonardo Pistella, frutto del laboratorio di scrittura per il palcoscenico “ATTO PRIMO” a cura di Mauro Tiberi e Paolo Maria Congi per ELEMENTS 2020. Il testo è stato selezionato e portato in scena dalla compagnia Versus: una “mise en éspace” di un’opera prima coraggiosa, elegante e articolata. La stesura è frutto di un lavoro collettivo, seguito passo passo dalla compagnia in collaborazione con l’autore.

SINOSSI
Paolo è al limite. Arranca giorno dopo giorno, sopportando un lavoro che disprezza e passando il resto del tempo rimpiangendo tutto, i sogni andati, le opportunità, la moglie che lo ha abbandonato per un altro. Non restano che le visite sporadiche di sua figlia, con la quale è incapace di comunicare da anni. Tutto cambia quando, una mattina, la sveglia di Paolo si rompe. Solo questo evento basta per scatenare in Paolo un’idea delirante; si convince che il tempo, nelle mura della sua casa, si sia fermato, come uno strano limbo dove, finalmente, egli potrà essere libero di fare quello che vuole. In questo scenario si intrometterà prima la figlia e poi la moglie; il nuovo “limbo” creato da Paolo inizierà lentamente a distruggere ogni barriera e non-detto familiare, portando i tre a svelare ogni loro aspetto più segreto. Mentre i loro legami verranno messi in discussione, entreranno nella casa altri strani personaggi, che contribuiranno a rendere sempre meno chiaro cosa sia realtà e cosa follia. Il delirio di Paolo si farà sempre più lucido, sempre più probabile, sempre più complesso, ma parte da un bisogno molto semplice; il bisogno di tempo. Una risorsa sempre più preziosa, sempre più scarsa, che Paolo cerca in questo modo di catturare.

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